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Parodontologia chirurgica

Cos’è la parodontologia

La Parodontologia è la branca dell’Odontoiatria che si occupa della prevenzione, della diagnosi e della terapia delle patologie che colpiscono il parodonto, ovvero l’insieme dei tessuti duri e molli di supporto di denti e impianti, come la gengiva, il legamento parodontale, il cemento radicolare, l’osso alveolare e la mucosa perimplantare.

Cos'è la parodontite

La parodontite (o malattia parodontale) è una patologia cronica caratterizzata da un’infiammazione dei tessuti di sostegno del dente. Si tratta del secondo e più grave stadio del disturbo gengivale.

La parodontite è irreversibile e può portare alla perdita permanente dei denti. Richiede un trattamento odontoiatrico, medico o chirurgico.

Può svilupparsi quando la gengivite, stadio infiammatorio iniziale, non viene trattata. È provocata dall’accumulo della placca batterica al di sopra e al di sotto del bordo gengivale (l’area in cui la gengiva incontra il dente). Ciò può portare l’osso e gli altri tessuti che sostengono i denti a subire danni irreversibili.

Cos'è ua tasca parodontale

La tasca parodontale è uno piccolo spazio tra dente e gengiva che si approfondisce in seguito alla distruzione dei tessuti che circondano il dente (gengiva e osso).

Se non trattata qui possono svilupparsi ulteriori strati di placca ed infezioni.

Man mano che la condizione peggiora, l’osso inizia a erodersi fino a provocare instabilità dei denti e la loro conseguente perdita.[Text Wrapping Break]L’odontoiatra o igienista dentale, attraverso l’uso di una sonda parodontale, ed a seguito di un esame radiografico, è in grado di evidenziarne la presenza e la profondità.

Chi può ammalarsi di una malattia parodontale

La malattia parodontale in Italia ha una prevalenza del 60%.  Colpisce la maggior parte della popolazione adulta dopo i 35-40 anni di età. 

In particolare i fattori di rischio che favoriscono la malattia parodontale sono: 

  • Igiene Orale Inadeguata: La colonizzazione delle superfici dentali da parte dei batteri è riconosciuta come il fattore eziologico principale per lo sviluppo della malattia parodontale. La placca batterica provoca prima l’insorgenza di gengivite che se non curata e tenuta sotto controllo diventa parodontite. La presenza di placca batterica mineralizzata, ovvero il Tartaro, specie sottogengivale, impedisce unadeguata rimozione e controllo della placca maggiormente patogena. Il tartaro rappresenta il fattore più importante nella ritenzione della placca e, pertanto, facilita tutti i processi infiammatori.  
  • Fumo: i fumatori hanno un rischio più elevato di contrarre la parodontite rispetto ai non fumatori. Diversi studi confermano che il fumo è il primo fattore di rischio ambientale per malattia parodontale. Più si fuma maggiore è il rischio di sviluppare la malattia, per di più in forma grave. Il fumo è in grado di causare recessione gengivale e riassorbimento osseo anche in assenza di malattia parodontale. La parodontite nei fumatori avanza spesso più rapidamente e ha un decorso più aggressivo e risponde meno alle cure.
  • Predisposizione Genetica: Studi presenti in letteratura hanno evidenziato che lereditarietà gioca un ruolo importante in almeno la metà dei pazienti affetti da malattia parodontale. I fattori ereditari interessati sono solitamente difetti minori della risposta immune e contribuiscono a spiegare perché i figli di genitori affetti da malattia parodontale sono 12 volte più a rischio di essere sensibili allazione di batteri parododontopatici. I batteri responsabili della malattia parodontale si trasmettono per via orale.
  • Stress: molti studi scientifici hanno messo in evidenza una corrispondenza fra lo stress e la malattia parodontale, dovuto probabilmente al fatto che lo stress indebolisce le difese immunitarie.
  • Gravidanza: le forti fluttuazioni ormonali favoriscono linsorgenza di gengivite e parodontite.
  • Patologie Sistemiche: Il diabete insulino dipendente, la sindrome di Down, l’artrite reumatoide, l’infezione da HIV sono patologie che rendono lindividuo più suscettibile alla malattia parodontale. La stessa maggiore suscettibilità può essere anche causata dallutilizzo di taluni farmaci come gli steroidi, le ciclosporine, i contraccettivi orali, i calcio antagonisti, etc. 

Come diagnosticare una malattia parodontale

La malattia parodontale è spesso silente, cioè non comporta sintomi particolari, se non ad uno stadio avanzato della malattia. Tuttavia, vi sono segni ben evidenti che, ad una attenta visita, consentono di porre una diagnosi precisa in tempi adeguati per il trattamento della malattia: 

  • Rossoregonfiore e dolore a livello gengivale. 
  • Presenza di sanguinamento durante luso dello spazzolino, del filo interdentale. 
  • Recessioni: abbassamento del livello gengivale.
  • Aumento della mobilità dentaria.
  • Aumento degli spazi interdentali o modifica della posizione dei denti.
  • Presenza di essudato purulento nel solco gengivale.
  • Persistente alito cattivo. 

Come curare la parodontite

Dopo la formulazione della corretta diagnosi, il paziente passa attraverso una iniziale terapia chiamata terapia causale. Dopo questa prima fase, se necessario, il paziente sarà sottoposto ad eventuali terapie secondarie di tipo chirurgico. 

La terapia causale consiste nella rimozione di placca batterica e il tartaro, dalle superfici dentali sopragengivali (detartrasi) e sottogengivali (levigatura radicolare). 

Il primo step della terapia consiste nell’inquadrare correttamente la bocca del paziente tramite tre esami fondamentali: 

  • Sondaggio parodontale – andiamo a misurare la profondità delle tasche. 
  • Status fotografico – permette di capire lo stato delle gengive prima e dopo la terapia  
  • Erse ( radiografie intraorali) – per valutare lo stato dell’osso che circonda i denti  

Successivmente si stabilisce con il paziente il numero di sedute di levigature da fare ( tendenzialmente si divide la bocca in 4 parti, ogni parte verrà trattata in un’ora ).  

Al termine delle sedute di levigature il paziente verrà monitorato nei 3 mesi successivi alla terapia, facendolo venire in studio una volta al mese per controllare la guarigione delle gengive. 

Dopo 3 mesi si effettuerà un secondo sondaggio di rivalutazione per valutare la chiusura delle tasche e quali settori hanno bisogno di un secondo intervento, al fine di non perdere i denti, con terapia chirurgica. 

Cos'è la chirurgia parodontale

Esistono diverse tipologie di terapie chirurgiche: 

  • Resettiva: si occupa del rimodellamento mirato chirurgico dei tessuti di supporto del dente, sia gengivali che ossei, a causa delle alterazioni anatomiche causate dalla malattia. I tessuti gengivali vengono sollevati in modo che il chirurgo sia in grado di rimuovere la componente batteriche causa della patologia e rimodellare le superfici ossee rese irregolari dalla malattia; questa procedura permette di ridurre al minimo le aree di colonizzazione batterica (tasca parodontale) e consentire alla gengiva di riposizionarsi successivamente in una posizione ideale. 
  • Rigenerativa: ha lo scopo di recuperare parte dellosso e dei tessuti gengivali andati distrutti dalla malattia parodontale, rigenerandoli e ricostruendoli, oltre a ridurre ovviamente la tasca parodontale. Dopo aver rimosso la componente batterica causa della malattia, vengono utilizzate delle membrane, degli innesti ossei o di materiali sintetici biocompatibili per aumentare la capacità che i tessuti hanno di rigenerarsi. 
  • Muco gengivale: comprende linsieme delle procedure volte alla correzione dei difetti di morfologia, posizione e quantità dei tessuti molli parodontali. 

Come mantenere i risultati raggiunti con la terapia parodontale?

Una volta effettuata la terapia parodontale, sia essa chirurgica o non chirurgica, è indispensabile mantenere nel tempo lo stato di salute parodontale raggiunto mediante richiami periodici a distanza di quattro o sei mesi a seconda della gravità dei casi.  

Gli scopi della terapia parodontale di supporto sono di prevenire e minimizzare il rischio di recidive e ridurre inoltre lincidenza della perdita dei denti naturali o degli impianti attraverso un accurato controllo della situazione clinica e radiografica. 

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